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Comitati di Distretto
Focus group
E’ una tecnica qualitativa di gruppo che prevede la presenza di un numero
limitato di persone – da 5 a 15 – per discutere di un particolare
argomento con la presenza di un moderatore, o “facilitatore” della
comunicazione, e di un “notaio”. Il gruppo focus prevede una o due
domande da porre ai partecipanti, ai quali si richiedono risposte da dare ad
alta voce. Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee, ma anche di discutere
su quelle espresse da altri, potendole rinforzare o criticare, seppure in modo
costruttivo e motivato. Proprio per la presenza dell’interazione fra partecipanti,
il gruppo focus è a metà strada fra l’intervista e la discussione
di gruppo.
Questa tecnica è sembrata la più adatta per due ragioni: innanzitutto
perché, per sua natura, attraverso di essa è possibile conoscere
opinioni, idee e punti di vista dei presenti, e in secondo luogo perché
la composizione dei gruppi che studia le aree tematiche è molto eterogenea,
per cui la fase di discussione -che è presente nei focus group, a differenza
di altre tecniche- vorrebbe far risaltare le peculiarità dei diversi
contesti.
Gruppi nominali
E’ una tecnica di identificazione di problemi e di analisi dei bisogni
che si sviluppa secondo un procedimento induttivo e si basa sul coinvolgimento
diretto del gruppo di partecipanti. Essa favorisce la raccolta dei dati a partire
dall’esperienza e conoscenza dirette dei partecipanti, riguardo al problema
considerato. L’approccio è sistematico e strutturato, direttamente
controllato dal conduttore, che concede equamente il diritto di parola ai singoli
membri del gruppo. Il procedimento si svolge in 7 fasi consecutive: la domanda,
la risposta di ciascun partecipante, la raccolta e la chiarificazione delle
risposte, il voto preliminare in ordine gerarchico di preferenza, la comunicazione
dei risultati ed infine il voto finale. Il principale vantaggio di questa tecnica
è la rapidità di svolgimento ed il poco tempo impiegato, un suo
limite è che non prevede un’approfondita discussione di gruppo.
referente a valenza tecnica
Responsabile dell’Area di Epidemiologia e Comunicazione dell’Azienda
USL di Rimini
Dr.ssa Laura Zanzani
E-mail: lzanzani@auslrn.net
Patto locale di solidarietà per la salute
Il Patto di solidarietà per la salute sviluppa un sistema di alleanze
e responsabilizza tutta la comunità dei soggetti coinvolti, impegnandoli
a ricercare un terreno di collaborazione per la tutela della salute. Il Piano
Sanitario Regionale assume e sviluppa il “Patto di solidarietà
per la salute” attraverso la ricerca della collaborazione tra tutti i
soggetti interessati, primi tra tutti i Comuni con i quali le Aziende Sanitarie
Locali definiscono e attuano i “Patti per la Salute”.
(tratto da: “Piano Sanitario Regionale 1999-2001. Parole
chiave”)
Piani di Zona
Il Piano di Zona rappresenta lo strumento principe di programmazione delle politiche
sociali territoriali e la sua realizzazione introduce almeno quattro significative
e, per certi versi “storiche”, innovazioni nella tradizionale gestione
delle politiche sociali:
(tratto da: “Rapporto di valutazione del processo di costruzione dei Piani di Zona in Emilia Romagna- Anno 2003”, a cura dell’Assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto giovani, Cooperazione internazionale della Regione Emilia Romagna)
I principali riferimenti normativi, inerenti i Piani di Zona, sono:
- Legge n. 328/2000 : “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato
di interventi e Servizi Sociali”
- DPR del 3 Maggio 2001 : “Piano Nazionale degli interventi e dei Servizi
Sociali 2001-2003”
- LR n. 2/2003 : “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e
per la realizzazione del sistema integrato di interventi e Servizi Sociali”
Programma delle Attività Territoriali
E’ lo strumento di pianificazione del Distretto previsto dal D.lgs 299/99
e rappresenta un atto di programmazione negoziata attuata con le atre macrostrutture
della Azienda USL e con i Comuni sulla base delle risorse assegnate e tenuto
conto delle priorità stabilite a livello regionale. E’ un atto
proposto dal Direttore di Distretto, contiene il parere del Comitato dei Sindaci
ed è approvato dal Direttore Generale dell’Azienda USL. Per quanto
concerne le attività socio sanitarie è approvato d’intesa
con il Comitato dei Sindaci.
Definisce i risultati di salute attesi, le attività previste, le risorse
assegnate, in particolare:
Il programma è sottoposto a verifica, volta ad evidenziare la coerenza tra attività svolte con gli obiettivi di salute e la congruenza con le risorse impiegate.
(tratto dalla delibera di Giunta N° 2000/309 del 1/3/2000:
“Assistenza distrettuale- approvazione linee guida di attuazione del Piano
Sanitario Regionale 1999/2001”)
Programmazione Negoziata
E’ lo stile di programmazione adottato dal PSR 1999-2001 e tiene conto
di due tendenze:
La “nuova” programmazione sanitaria si propone di comporre questa
pluralità di soggetti, di ridefinire i ruoli e di creare i collegamenti
tra i livelli di governo, da una parte, e i programmi di intervento del servizio
pubblico, del privato sociale e del volontariato, dall’altro.
Ciò che qualifica la nuova programmazione sanitaria è il fatto
di essere negoziata (perché si costruisce attraverso accordi e non per
imposizioni di vertice) e valutativa (perché costantemente accompagnata
da verifiche pubbliche e comparate dei risultati raggiunti).
(tratto da: “Piano Sanitario Regionale 1999-2001. Parole
chiave”)
Promozione della salute
La promozione della salute è l’asse centrale della
strategia proposta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
E’ il processo che mette in grado le persone e le comunità di aumentare
il controllo sulla propria salute e di migliorarla. Attraverso investimenti
e azioni, agisce sui determinanti della salute con l’obiettivo di aumentare
la speranza di salute e di ridurre le iniquità. Il miglioramento dei
livelli di salute si basa su alcuni prerequisiti fondamentali tra cui la pace,
l’abitazione, l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile,
le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l’equità.
La salute è un diritto e anche una risorsa e la promozione della salute
non può essere una responsabilità esclusiva del settore sanitario.
Fattori politici, economici, sociali, culturali, ambientali, comportamentali
e biologici possono favorire, ma anche danneggiare la salute. Occorre quindi
mettere insieme approcci diversi e sviluppare azioni coordinate.
L’OMS propone di seguire cinque principali direttive:
- costruire una politica pubblica per la salute,
- creare ambienti favorevoli,
- dare forza all’azione della comunità,
- sviluppare le abilità personali,
- riorientare i servizi sanitari.
(tratto da: “Piano Sanitario Regionale 1999-2001. Parole
chiave”)