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Marianella Sclavi, L’arte di ascoltare e mondi possibili Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, 2003 Bruno Mondadori

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[Gli altri sono gli infiniti mondi possibili che sempre abbiamo di fronte. Da dentro le nostre cornici percettivo-valutative si assomigliano tutti terribilmente e la nostra relazione con loro è spesso limitata-limitante per entrambe e può finire per essere anche manicomiale, violenta. L’autrice di questo saggio ci guida, esplorando insieme a noi la complessità sempre maggiore in cui viviamo, a sperimentare altri percorsi che ci aiutino ad uscire da questi soffocanti e a volte infernali circoli viziosi.]

Quando alcuni anni fa Marianella Sclavi scrive questo saggio insegna Etnografia Urbana e Antropologia Culturale alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e ha al suo attivo una lunga attività di ricerca e di insegnamento tradottasi in alcune pubblicazioni: Ridere dentro. Un seminario sull’umorismo in carcere (Anabasi 1993);  A una spanna da terra. Indagine comparativa su una giornata di scuola negli Stati Uniti e in Italia e i fondamenti di una metodologia umoristica (Feltrinelli 1994); La signora va nel Bronx (Le Vespe 2000); Avventure urbane. Progettare la città con gli abitanti (Eleuthera 2002).

E’ difficile presentare questo libro, per la sua complessità ma anche per altre ragioni. L’ho letto alcuni anni fa e di nuovo ora per presentarlo in questo sito. La rilettura ha confermato in pieno la prima impressione ricevuta: quella di uno scritto vivo, pulsante, ricco di riferimenti tra loro strettamente interconnessi e in continuo dialogo-confronto, ricco di percorsi, di proposte e di piste di esplorazione, didattico e complesso nel contempo, apparentemente frammentato ma in realtà ben tenuto insieme da precisi riferimenti, sicura e ferma guida per muoversi nella società complessa conflittuale e spesso violenta in cui viviamo. Per vivere in essa l’acquisizione dell’arte di ascoltare è sempre più necessaria, vitale. Cosa sia ascoltare per Marianella Sclavi è detto in mille modi dall’inizio alla fine del libro e sintetizzato nelle sette regole che sotto riportiamo. E’ la base da cui partire. Una buona capacità di ascolto è il fondamento della autoconsapevolezza emotiva e questa il presupposto per una gestione creativa dei conflitti. Queste tre capacità-attività si richiamano costantemente e formano una sorta di triangolo magico, una sorta di cuore di tutta la sua riflessione e di tutta la sua pratica (i riferimenti alla sua attività pratica di ricercatrice e di formatrice sono continui). Perché l’ascolto diventi vero, attivo, è necessario avere piena e ripetuta consapevolezza del fatto che ognuno di noi vede il mondo e se stesso da dentro la propria cornice percettivo-valutativo culturalmente (non solo psicologicamente ed emotivamente) condizionata, che gli altri, ogni altra persona, lo vede da una sua propria cornice, che le cornici tendono sempre più ad essere condizionate da una pluralità complessa e caotica di riferimenti culturali e sociali. Di queste cornici, o saperi-riferimenti impliciti, difficilmente le persone sono pienamente consapevoli. Emergono soprattutto quando entrano in conflitto con quelle degli altri, quando ci troviamo spiazzati, imbarazzati, goffi, disorientati. Purtroppo spesso questi disagi non sono vissuti come una opportunità per capire e ridefinire le relazioni e arricchire se stessi ma in altro modo, come momenti da rifuggire, da evitare, da risolvere al più presto con prove di forza. E’ come se fossero dei gorghi infernali questi che risucchiano tutta la nostra razionalità e creatività. Marianella Sclavi ci aiuta a muoversi al loro interno, a non farsi cogliere dal panico, da stupide e ripetitive prove di forza. Per fa ciò è necessario avere piena consapevolezza delle emozioni che viviamo, del fatto che esse ci possono dare la possibilità di capire meglio la realtà in cui viviamo, la danza relazionale in cui siamo invitati ad entrare, a cui siamo invitati (o a volte forzati) a prendere parte. E’ dentro a queste danze che è soprattutto importante scoprire l’umorismo, la capacità di vedere le situazioni con distacco pur partecipando ad esse. E’ quindi una prospettiva rigorosa ma anche allegra di gestione dei conflitti quella che l’autrice propone. Quando le danze, i giochi, diventano pesanti, violenti, consapevolezza, umorismo, creatività diventano gli strumenti per cambiarli. Ma, per complicare ancora le cose, se c'è ne fosse bisogno, il gioco e la danza che occorre cambiare non sono un gioco e una danza qualunque, un virtuosismo relazionale o estetico, sono anche una scelta di campo culturale, valoriale. Anche questo tenere insieme questi due piani della riflessione e della pratica è un’altra faccia, non secondaria, della complessità in cui siamo sempre più immersi. Per affermarlo forse non c’era davvero una scelta migliore che quella fatta dall’autrice di dare parola alla fine del suo importante lavoro ad Alexander Langer.

Termino queste scarne annotazione riportando di seguito le sette regole dell’arte di ascoltare che l’autrice ripropone, efficacemente, alla fine di ogni capitolo:

Le sette regole dell'arte di ascoltare

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sé.
 (G.M.)

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