Quando scrive Malgrado le amorevoli cure, una sorta di racconto-verità, Maurizio Chierici (1936) è inviato speciale del ‘Corriere della sera’ e collabora alla TV. Prima di questo aveva pubblicato alcuni libri-inchiesta tradotti anche in Germania e in Francia.
Con nomi e riferimenti inventati, ma trasferendo nel racconto una storia reale, il libro è la storia di un trapianto di rene utilizzato come una specie di colpo di mano per imporre, ‘sistemare’, un chirurgo e per far trionfare certe logiche di potere. Più in generale, inoltre, è un racconto documentato di come la medicina era troppo spesso allora governata da logiche di potere-prestigio-avidità piuttosto che dal mandato che dovrebbe fondarla: l’essere al servizio del cittadino malato, chiunque esso sia.
La scrittura fondamentalmente giornalistica, forse troppo preoccupata di informare, può rendere in certi momenti (così è stato per me) faticosa la lettura di questo scritto che in ogni caso alla fine riesce, in poche pagine (104), a rendere assai bene la drammatica situazione di tanta medicina italiana in quegli anni. (G.M.)
Storie che formano: narrare la propria esperienza professionale. Un invito al confronto.