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Paolo Jedlowski, Storie comuni La narrazione nella vita quotidiana, 2000 Bruno Mondadori19/09/2007 00:00

La facoltà di narrare – una facoltà di cui tutti disponiamo, con arte maggiore o minore – è parte di noi. Limitati nello spazio e nel tempo, opachi a noi stessi, ci affidiamo ai racconti per trascendere i confini della nostra realtà e per elaborare la nostra esperienza, per riconoscerci e per farci riconoscere. (pp. 3-4) Paolo Jedlowski 

Cercando di conversare con il lettore, con un linguaggio accessibile a tutti, non sovraccaricando eccessivamente il testo di informazioni e distinzioni per dare l'impressione di renderlo così esauriente scientificamente, in questo nuovo testo che si collega chiaramente a vari suoi lavori precedenti, Paolo Jedlowski ci conduce all'interno delle mille facce della narrazione, delle sue varie forme, delle sue possibili funzioni, delle sue potenzialità sia per chi narra sia per chi ascolta, dei suoi limiti. E' soprattutto sullo spazio e sul ruolo-funzione (meglio sarebbe usare il plurale) della narrazione all'interno delle conversazioni quotidiane che si concentra la sua attenzione. Certo più di quanto ne siamo consapevoli – nonostante lo spazio del narrare nella conversazione quotidiana tenda sempre più a ridursi – la narrazione fonda la nostra vita quotidiana, le modalità con cui ci collochiamo in essa. Il nostro modo di comprendere e di muoversi nella realtà relazionale, sociale, culturale è – secondo l'autore – più condizionato di quanto immaginiamo dalle storie ascoltate e da quelle narrate. Non è solo, né principalmente, tramite una attività informativa o argomentativa che ognuno di noi assume modi di leggere e di intervenire nella realtà relazionale sociale culturale, il contributo che ci viene dalle narrazioni, anche se in gran parte inconsapevole, è importante, non va assolutamente trascurato. Collegandosi alla ricerca che da tempo si va sviluppando a riguardo e attraversando tutta la complessità che il tema comporta, Jedlowski ci accompagna con mano sicura in questo viaggio. L'obiettivo ultimo è quello di aiutarci a prendere consapevolezza di ciò che inconsapevolmente ci attraversa e condiziona per riappropriarci della capacità di fare davvero esperienza, oppure detto in altri termini, di riappropriarci, per quanto è possibile, della nostra vita (non solo professionale). (G.M.)


Storie che formano: narrare la propria esperienza professionale. Un invito al confronto.
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